martedì, 27 gennaio 2009

Goli Otok, un’isola rocciosa e nuda nel golfo del Quarnaro in Croazia, ospita nel secondo dopoguerra il lager comunista più noto dell’ex-Jugoslavia. Dal 1948, in seguito allo scisma tra l'Urss e la Repubblica Federativa di Jugoslavia, Goli Otok diventa il campo di rieducazione di molti militanti antifascisti. Detenuti con l'accusa di essere “nemici del popolo”, i prigionieri dell'isola diventano le prime vittime della lotta tra Tito e Stalin. Si stima che nel periodo dal 1948 al 1956 i prigionieri siano stati oltre 30 mila.

 

Sabato 7 febbraio, ore 17, Sala delle Vedute, piazza Martiri, Carpi (MO)

Tavola rotonda

 Partecipano

 

Dunja Badnjevic, autrice del libro L’isola nuda (Bollati Boringhieri, 2008), opera prima in cui ripercorre la storia del padre, detenuto a Goli Otok.

 

Marco Coslovich, storico e autore del documentario Il tramonto di Spartaco (2008), che mette a confronto la memoria dei deportati di lager nazisti e lager comunisti.

 

Conduce la giornalista Giulia Bondi

 

Interviene Mila Orlic, ricercatrice

 

Nel corso dell'incontro sarà proiettato il trailer del documentario Il tramonto di Spartaco e gli attori Ivan Cattini e Davia Bulgarelli leggeranno brani da L'isola nuda.

 

Sabato 7 febbraio, ore 21, Istituto storico di Modena, via Ciro Menotti, sala Giacomo Ulivi

Proiezione e ascolto di testimonianze

 

Ricordi in esilio (2009), testimonianze su Goli Otok, raccolte da Giulia Rocco.

 

Il sogno di una cosa. Contadini e operai friulani e monfalconesi nella Jugoslavia di Tito (2006), documentario sonoro di Andrea Giuseppini, prodotto da Radioparole.

 

Il tramonto di Spartaco (2008), documentario di Marco Coslovich, 2008.

 

Saranno presenti gli autori.

 

Interviene Christian Elia, inviato di Peacereporter

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categoria:qui , urss
domenica, 18 gennaio 2009
La collera del mare della Cina di Yang Hansheng. Dovrebbe suonare pressappoco così, ma in cinese chi lo sa. Film tagliuzzato e liberamente modificato dalla censura. Sempre negli anni Trenta, credo. Non so altro.
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categoria:asia
domenica, 18 gennaio 2009
cosmeticsNegli anni Trenta il governo di Shanghai firma un trattato in cui si impegna a reprimere tutte le manifestazioni di spirito antigiapponese. Tra il novembre 1934 e il marzo 1935 la censura cinese respinge 83 sceneggiature. Tra queste, l'ennesima di Zhang Shichuan.

In Cosmetics of market (1933) - storia di una poverella che, commessa in un grande magazzino, maltrattata da colleghi e superiori, decide di abbandonare il lavoro - la censura obbliga il regista a cambiare il finale: invece di perdersi nelle strade affollate, l’eroina deve trovare un nuovo lavoro, dove sarà finalmente promossa. Lo sceneggiatore Xia Yan, furioso, farà pubblicare striscioni di protesta sui giornali.

Come si chiama il film in cinese?
(A saper leggere gli ideogrammi, basterebbe decifrare la locandina...) Su un database ho trovato quest’espressione sospetta: re4 xie3 zhong1 hun2. Immagino sia un difetto di visualizzazione del mio pc - sempre che sia quello il titolo giusto, visto che nel 1933 di quel regista ce ne sono tre!

Aggiornamento delle sedici e cinquanta: questo database è una cosa meravigliosa. E il titolo che avevo trovato non c’entrava niente.
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categoria:asia
lunedì, 06 ottobre 2008


Di questo i titoli ce li ho tutti, ah!

(Boisset difatti è francese)

Tranne uno. Quello che in un momento imprecisato tra il 1998 e il 2001 (o prima) era ancora in cantiere: la storia di una ragazza rasata a zero (non ci giurerei) alla Liberazione.

Chissà se poi ha portato a termine il progetto e come l'ha chiamato.
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categoria:
sabato, 27 settembre 2008
gloupier

Noël Godin: professione torteggiatore, oltre che genio.


È diventato famoso come consigliere balistico del collettivo terroristico-pasticcero Georges Le Gloupier.


Bersagli favoriti: i magnati dell’industria dello spettacolo (Duras, Delannoy, Ferreri, Godard, Bruel, Bernard-Henri Lévy, il cosiddetto BHL).

Ma la vittima più famosa è questa qua.


Gridi di guerra: poesiole in rima che suonano più o meno così

 

Glu glu glu, glu glu glu

Torte in faccia, torte in faccia

Alla pomposa merdaccia.

 

e che si raffinano ulteriormente a seconda della vittima.

Ma esiste una versione ufficiale della filastrocca in italiano?

E poi: come si chiama da noi la professione delle torte in faccia (in inglese pieing)?

 

Intortare no, mi pare chiaro. Ma neanche

Tortinfacciare

Torteggiare

Tortare

Tartare

Tortinare

Tortonare

Tortoreggiare

Dolceggiare

Dolcificare

Edulcorare

Zuccherare

Inzaccherare

Insaccare

Crostatare

Incrostatare

Incrostare

Crostatinare

Pannamontare

Pannare

Pannamonteggiare

Biancomontare

Montebiancare

Innevare

Nuvoleggiare

Annuvolare

Innuvolare

Innovare

Inneggiare

Indignare, perché no

Farcire

Incremare

Cremare

Impomatare

Tortinfacciare

Pandispagnare

Impanare

Spagnoleggiare

Però buono
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categoria:europa
domenica, 21 settembre 2008
luisa
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categoria:festa
sabato, 20 settembre 2008

Le malefatte dell’amministrazione sovietica in Asia centrale. Sempre il solito problema dei titoli originali.

 

Nel Tagikistan le autorità distruggono tutte le copie di Berceuse (Colei che culla, come il quadro di van Gogh) di Davlat Khudonazarov.

 

In Turkmenistan edulcorano Prova a dire di no! di Khodjakouli Narliev.

 

L’Uzbekistan ha una bella storia di censure (pare che gli usbechi abbiano un bel caratterino e si siano meritati la repressione più forte):

 

Le cicogne bianche di Ali Khamraev (1966) è accusato di diffamare il popolo usbeco (parla di un villaggio che condanna un amore adultero tra una giovane donna e un ingegnere agricolo venuto da fuori). Il regista sottrae una copia del film per mostrarlo al Goskino di Mosca e ottenerne l’appoggio: ancora peggio... Il ministro del Cinema gli strappa il visto del film sotto agli occhi.

 

Nel 1968, Tachkent, città di pane di Choukhrat Abbassov (storia di un bambino che cerca di sfuggire alla carestia che colpisce le rive del Volga) è ampiamente mutilato per aver posto l’accento sulle conseguenze drammatiche della rivoluzione.

 

Il cerchio (un fantino russo ruba il cavallo a un ragazzino) dei fratelli Damir e Davron Salinov è vietato.

 

Davron Salinov conosce altre seccature con Il ritorno del comandante, condannato ufficialmente per incompetenza artistica (o forse perché si mette in bocca a un eroe della guerra civile questa battuta: «Dove siamo finiti? Dove andiamo?»?).

 

Outchkroun Nazarov invece è accusato di aver dipinto in modo irresponsabile i problemi agricoli ne La Percée e i censori esigono che le spese del film siano detratte dal suo salario.

 

Elier Ichmoukhanedov è colpevole di un’allusione alle infiltrazioni mafiose in Nos Années (1981).

 

Dà fastidio anche il Trittico (1978) di Ali Khamraev, che dipinge le sorti della donna usbeca attraverso tre ritratti: quello di una vecchia contadina, quello di un’amministratrice locale e quello di una giovane kolchosiana. La produzione gli impone di ambientare l’azione nel 1956 piuttosto che nel 1976 come previsto. Tra le altre cose, Khamraev vi denuncia l’obbligo per le donne di indossare la parandja, il velo che le copre dalla testa ai piedi e le fa assomigliare a un catafalco.

Khamraev si fa di nuovo odiare dalle autorità con Un’estate calda a Kabul (1982 – girato in Afghanistan, racconta la storia di un vecchio medico di Leningrado venuto a Kabul per aiutare i chirurghi dell’ospedale militare): filmare la morte dei soldati sovietici è tabù.

 

(Curiosità: le autorità di Mosca impedivano ai cineasti delle singole repubbliche di girare nelle loro lingue nazionali, cosa che rendeva i film inaccessibili alle popolazioni rurali).

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categoria:urss
martedì, 16 settembre 2008
Ho scoperto che la censura cinematografica porta il nome di una nobildonna da salotto.

E poi ho scoperto che il pc, oltre ad accecarmi, allungarmi il tendine del polso, farmi perdere la pazienza nei continui gira a destra gira a sinistra di siti e link (qui a lato quelli su cui sono capitata più spesso finora), poteva anche aiutarmi nel lavoretto che sto facendo.

Magari portandomi a qualche testolina lontana, a qualche altro occhio stanco, a qualche manciata di dita in fermento.

Partiamo così: con l'Armenia.


Nel 1927 qualcuno, non saprei proprio dire chi, ha girato un film, il cui titolo in italiano dovrebbe suonare Lo schiavo, e che toccherebbe tra gli altri il tema della tossicomania. Vietato.


Nel 1960 invece la censura passa al setaccio un film di Pertch Zeïtountsian (Le voci del nostro quartiere?), impone che se ne facciano pochissime copie e che queste non escano dal Paese.


Nel 1960 L'automobile d'avdo (?) di Dmitri Keussaïan è accusato di calunnia antisovietica. Il film racconta la storia di un complotto, fomentato da alcuni vetturini, contro la prima automobile apparsa nelle strade di una piccola cittadina armena. La censura giudica blasfema (e taglia) l'inquadratura in cui un gruppo di modernisti tira giù una statua antica dal suo basamento.


Anni dopo, Sergej Paradjanov non riesce a girare il suo film sulla vita della sposa armena del re della Georgia. Che dovrebbe chiamarsi pressappoco così: Il martirio di Chouchanik.


Eh, ma come si chiamano veramente 'sti film, voglio dire, in lingua originale?


Aiuti... io non ci capisco.

postato da: valderide alle ore 21:19 | Permalink | commenti (6)
categoria:urss